RUBRICA:
Intervista alla Dott.ssa Maria Barilli, Fellow presso l’Unità di scompenso avanzato e trapianti presso l’Hôpital Européen Georges Pompidou di Parigi, in Francia
Tempo di lettura: 4,2 min.
Prima di raccontare la mia esperienza a Parigi, vorrei fare una premessa: sono una grande sostenitrice delle esperienze all’estero. Sono difficili e coraggiose, ma al tempo stesso arricchenti e formative, capaci di dare emozioni forti, belle e brutte. Poche esperienze ti plasmano come vivere in un altro Paese.
In Francia lo shock culturale è limitato, ma anche le piccole differenze emergono nel lavoro, nel rapporto con i pazienti e con i colleghi. Osservarle permette di sviluppare spirito critico e costruttivo, fondamentale per crescere come persona, come medico e come cardiologo.
Le motivazioni che mi hanno spinta a partire sono state due: assumere più responsabilità al termine della specializzazione e lavorare in un contesto ad alta componente pratica. La mia passione è la cardiologia intensiva, lo scompenso avanzato e i trapianti, ma quanto ho vissuto può essere applicato anche ad altri ambiti della cardiologia dell’Hôpital Européen Georges-Pompidou (HEGP).
La giornata tipo dell’unità di insufficienza avanzata e trapianti
Ho svolto la mia Fellowship nell’unità di insufficienza avanzata e trapianti (UMICS) dell’HEGP. L’équipe era composta da due medici strutturati dedicati allo scompenso e alle assistenze, uno per i trapianti, alcuni giovani specialisti e specializzandi, locali o stranieri. Io ho seguito soprattutto le due dottoresse impegnate nello scompenso e nelle assistenze meccaniche, sia a lungo (LVAD, Carmat) sia a breve termine (shock cardiogeno SCAI C-E).
La giornata iniziava alle 9 con un briefing con medici e infermieri, centrato sui pazienti in assistenza, in lista urgente o ricoverati nei reparti. Poi l’attività si divideva tra day hospital, reparto e consulenze. Con il medico strutturato visitavamo i quattro letti dell’UMICS, occupati da pazienti in valutazione pre-trapianto o LAVD oppure reduci da shock cardiogeno stabilizzati. Successivamente partecipavamo al giro in UTIC e rianimazione, per consulenze su pazienti in shock cardiogeno trattati con farmaci o supporti meccanici (IABP, ECMO V-A, LVAD complicati, Carmat).
L’Impella non viene usata all’HEGP. È importante specificare che, per quanto riguarda i pazienti in shock cardiogeno il ruolo dell’UMICS, e quindi dello specializzando dell’unità, è unicamente quello di consulente; pertanto, in prima persona si eseguono gli ecocardiogrammi ma non si segue il paziente in primis.
Nel pomeriggio vi erano attività variabili: Heart Team per LVAD e trapianto (settimanale), ecocardiografie per pazienti in valutazione, ingressi in reparto o nuove consulenze per shock cardiogenici. Durante trapianti e impianti di LVAD erano i cardiologi UMICS a eseguire l’ETE in sala. La giornata terminava intorno alle 17-18, senza guardie nei weekend.
Autonomia e responsabilizzazione
Nonostante l’unità fosse piccola, l’accoglienza è stata calorosa. Dopo un breve training burocratico, ricevetti subito fiducia e autonomia, cosa che mi colpì rispetto all’Italia. Lo specializzando in Francia è responsabilizzato: con supervisione, ma libero di decidere, seguire pazienti, modificare terapie ed eseguire procedure.
Nel mio caso ho eseguito personalmente tutte le ecocardiografie (ETT ed ETE), seguito i malati con modifiche terapeutiche, imparato la gestione completa degli LVAD (dalla medicazione al cambio del controller) e avuto l’occasione unica di conoscere i cuori artificiali Carmat.
Questa responsabilizzazione è diffusa anche in altre unità. In UTIC lo specializzando senior gestisce cateteri, pronto soccorso e terapie, oltre a fare briefing con i tutor. In ecocardiografia esegue in autonomia tutti i tipi di eco, in aritmologia impara subito a gestire i pacemaker, e in sala operatoria gli viene concessa massima autonomia compatibile con la sicurezza.
L’unico limite dell’UMICS è che i pazienti seguiti direttamente sono pochi (soprattutto screening per scompenso avanzato), per cui l’attività pratica può sembrare ridotta. Tuttavia, la casistica complessiva è vastissima, dato che l’HEGP è centro di riferimento per l’aritmologia, la cardiomiopatia ipertrofica e cardiopatie congenite dell’adulto.
L’aspetto scientifico dell’HEGP
Accanto alla pratica clinica, l’HEGP offre molte opportunità di ricerca. Gli specializzandi francesi hanno orari molto lunghi (8-18), che lasciano poco spazio alla ricerca; quindi, gli strutturati non si aspettano grande partecipazione. Tuttavia, chi mostra interesse viene coinvolto facilmente in studi e trial. L’HEGP, essendo uno dei principali ospedali di Parigi, ospita numerosi progetti scientifici, offrendo a chi vuole un terreno fertile.
Consigli per svolgere la Fellowship
In generale in Francia per svolgere una “Fellowship” ci sono due modi: venire nel periodo che si vuole ma non pagati (avendo comunque lo stesso ruolo dello specializzando locale) oppure fare domanda di FFI. L’FFI è un contratto pagato di 6 mesi che inizia ogni anno a Maggio o a Novembre.
In entrambi i casi bisogna contattare il primario o un referente dell’unità. Consiglio di farlo tramite il proprio direttore di scuola. Una volta accordato il posto non viene richiesta grande burocrazia, non serve iscriversi all’ordine dei medici né avere un certificato di lingua.
Il tesoro più grande della mia esperienza sono state le persone: colleghi, amici, tutor che mi hanno trattata con rispetto. Non sono mancati momenti difficili – la lingua, la burocrazia, l’orientarsi in un nuovo ospedale – ma non bisogna arrendersi. Alla fine, ciò che si conquista ripaga di ogni ostacolo. Un’esperienza all’estero non è mai facile, ma lascia un patrimonio umano e professionale che segna per sempre.





