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Intervista al Dott. Christian Basile, esperienza come Research Fellow e PhD Student presso il Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia

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Christian Basile, MD

PhD Student, Department of Clinical Science and Education, Karolinska Institutet, Stockholm, Sweden. S1 Klinisk forskning och utbildning, Södersjukhuset, S1 KI SÖS Forskning Kardiologi Savarese, 171 77 Stockholm (Sweden) christian.basile@ki.se and Research Assistant, ANMCO Research Center, Heart Care Foundation, Florence, Italy. Via La Marmora 36, 50121 Florence (Italy) christian.basile.94@gmail.com

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Christian Basile, MD

PhD Student, Department of Clinical Science and Education, Karolinska Institutet, Stockholm, Sweden. S1 Klinisk forskning och utbildning, Södersjukhuset, S1 KI SÖS Forskning Kardiologi Savarese, 171 77 Stockholm (Sweden) christian.basile@ki.se and Research Assistant, ANMCO Research Center, Heart Care Foundation, Florence, Italy. Via La Marmora 36, 50121 Florence (Italy) christian.basile.94@gmail.com

A metà del mio primo anno di specializzazione, come tanti colleghi, mi sono cimentato in una prima e tentennante attività di ricerca, scoprendo un mondo che mi ha appassionato e mi appassiona tantissimo tuttora.

La scelta di intraprendere un’esperienza fuori dai confini italiani l’ho sempre vista come una tappa obbligatoria nel percorso di crescita di un giovane ricercatore.

Detto ciò, la domanda che maggiormente attanaglia chi vuole fare quest’esperienza è: “dove andare?”.  Divisi tra la vastità di scelte disponibili e la ristrettezza delle opportunità realmente sfruttabili, gli specializzandi spesso hanno bisogno del colpo di fortuna per capire, o sapere, dove andare. Io ho avuto la fortuna di incontrare il Professor Gianluigi Savarese a un corso di metanalisi che avevo intrapreso sotto il consiglio del mio tutor di specializzazione, la Professoressa Stefania Paolillo, durante il secondo anno di specializzazione. Colsi così l’occasione per trascorrere l’ultimo anno di specializzazione come Research Fellow al Karolinska Institutet.

Il Karolinska Institutet è una realtà estremamente giovane, dinamica e molto improntata all’attività di ricerca, con standard elevatissimi in termini di qualità della produzione scientifica.

La sezione di Cardiologia del Dipartimento di Medicina del Karolinska Institutet si occupa prevalentemente di ricerca traslazionale ed osservazionale, con un’unità più piccola devoluta alla realizzazione di trial clinici randomizzati di fase II e registry-based.

Ci sono diversi professori/gruppi di ricerca con vari focus, dalla diabetologia all’ischemia, passando per la prevenzione cardiovascolare e l’aritmologia, ma il mio gruppo nello specifico si occupa di scompenso cardiaco.

All’inizio della mia esperienza, esclusivamente di ricerca, ho potuto pianificare insieme al Professor Savarese il mio percorso in accordo alle preferenze personali e alle esigenze del gruppo di ricerca.

Sin dalle prime fasi sono stato coinvolto in diversi progetti dalla fase di ideazione/pianificazione e analisi fino alla scrittura e pubblicazione.

 

Com’è organizzata la tua attività lavorativa?

La mia attività è molto flessibile in base alle priorità e alle scadenze. La maggior parte del mio tempo è impiegata nei progetti di ricerca in corso che richiedono un intenso lavoro quotidiano. Ho la possibilità di confrontarmi regolarmente con i professori, i colleghi dottorandi o fellow di ricerca al Karolinska e in altre università in giro per il mondo, apprezzando similitudini e differenze lavorative nell’ambito di molte collaborazioni internazionali. A tal proposito il gruppo di ricerca di scompenso cardiaco del Karolinska non solo ha collaborazioni con varie università europee ed extra-europee, ma ha al suo interno membri tedeschi, olandesi, statunitensi, oltre che ovviamente svedesi ed italiani.

Credo molto nella ricerca come “common effort”, non un “one man show”, e che confrontarsi con tutti su quello che si sta facendo sia estremamente utile al fine di migliorare sé stessi e migliorare la qualità di quello che si fa. La possibilità di seguire corsi (prima da fellow di ricerca, ora da dottorando), di confrontarsi con colleghi più grandi, così come di seguire colleghi più piccoli, ha permesso di mettermi costantemente in discussione. Vivere nella residenza universitaria del Karolinska mi ha poi permesso di familiarizzare con tantissimi validissimi giovani ricercatori e di intraprendere delle collaborazioni di ricerca che mai avrei immaginato (urologi, ortopedici, endocrinologi). L’altra principale attività che mi riguarda consiste nella stesura di abstract e manoscritti in riferimento ai numerosi database di cui dispone il Karolinska Institutet e la Svezia in generale.

Ho avuto infatti la possibilità di presentare i risultati della nostra ricerca in concomitanza con congressi internazionali e di pubblicare diversi manoscritti nei più importanti giornali in ambito cardiovascolare.

 

Che consigli daresti ad un giovane collega interessato ad intraprendere un periodo di formazione all’estero?

Lanciarsi. Se c’è interesse per l’attività di ricerca, è necessario mettere il naso fuori dalle mura domestiche. Attenzione, non sarà facile, si sbaglierà tantissime volte (io ancora sbaglio moltissime volte), ci si confronterà con il fallimento, ed è forse questa l’esperienza più importante.

Si sentirà la mancanza di casa, degli affetti, delle comodità, ma anche delle certezze, cosa che fa nel bene o nel male parte del pacchetto. Non è detto che un’esperienza all’estero debba trasformarsi in una vita all’estero, ma va fatta per capire cosa significa fare ricerca veramente.

Ovviamente va anche vissuta nel modo giusto, impegnandosi, lavorando, dando il massimo. Non è che per fare il “cervello in fuga” basti la fuga. Se si è disposti ad aprire la mente e ad aprirsi in generale al nuovo, è un’esperienza che non ha eguali nella vita di un giovane ricercatore e crea legami fortissimi, fatti di nottate al pc insieme nella stanza dei fellow ad aggiustare grafici o tabelle o a riscrivere per la ventesima volta una discussione. Alla fine, ne sarà valsa la pena anche solo per chi si conosce in questi percorsi.

Da un punto di vista pratico il consiglio è di affrontare con determinazione il periodo di preparazione in termini di documenti e procedure burocratiche richieste per approdare nel Paese ospitante.

Infine, di mettere in conto la fisiologica fase iniziale di ambientamento.

Per questi motivi il confronto con colleghi che hanno vissuto una tale esperienza può risultare di grande importanza.

Mi preme ringraziare Italian Cardiologists of Tomorrow (ICoT) per la preziosa rubrica “ICoT Abroad” che ha dato la possibilità a me ed altri colleghi di raccontare in maniera aperta ed approfondita la propria esperienza lavorativa all’estero. Sono certo che le interviste raccolte possano rappresentare fonte di informazione utile per indirizzare al meglio il proprio futuro. Ringrazio inoltre la Società Italiana di Cardiologia (SIC) e l’Heart Failure Association (HFA) della Società Europea di Cardiologia (ESC) per aver finanziato tramite borsa di studio il mio periodo di ricerca.

Figura 1
Figura 2
Figura 3
Figura 4
ICOT Abroad